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Kraftwerk in concerto

17-05-2004

Dopo 17 anni di silenzio ritorna a farsi sentire con le sue note digitali il gruppo che più di tutti ha influenzato la storia della musica elettronica. Stiamo parlando dei Kraftwerk che dopo essere nati nel lontano 1971, il quartetto tedesco ha lasciato segni indelebili nell'universo pop, disco, fino alla techno e all'hip hop. Dopo una lunga pausa riflessiva di 17 anni sono tornati in pista in forma più che mai e hanno deciso di lasciare il segno anche in Italia con 2 tappe prestigiose: Roma e Torino.

Non potevamo perderci questo appuntamento. Da anni conosco i Kraftwerk e ne ero rimasto stupefatto considerando cosa riuscivano a combinare con i loro strumenti, soprattutto riflettendo su quali generi musicali erano più in vista nello stesso periodo in cui crescevano in tutto il mondo. Considerazione: erano troppo avanti!

Perdersi un concerto del genere avrebbe significato perdersi un pezzo di storia della musica, e di certo ORION 1 RADIO non poteva mancare.

Il concerto si è tenuto al Gran Teatro di Roma, lunedi 17 maggio ed è partito con rigorosa puntualità (non più di mezz'ora oltre l'orario previsto), tipica degli uomini macchine (tedeschi per di più). L'allestimento scenico era tanto essenziale quanto stupefacente. Sono stati sufficienti 3 proiettori per catapultare il pubblico in un viaggio continuo che fondeva immagini e suoni in un tutt'uno. Roba da chiudere gli occhi e volare, ma il consiglio era di non chiuderli!

Si spengono le luci e parte una voce robotica, qualche faretto di color rosso intenso proietta l'ombra dei 4 di Dusserldorf contro il sipario. Il pubblico è già tutto eccitato. Si apre il sipario e appaiono 4 uomini al centro del palco, uno di fianco all'altro davanti alle loro macchine, vestiti in giacca e cravatta. Abito scuro e camicia rossa. In sotto fondo un basso mozzafiato, coadiuvato da un potente impianto audio.

Da li a poco ci siamo trovati coinvolti da eventi scenici molto dinamici,in totale contrapposizione con i 4 musicisti, sempre fermi e impassibili come macchine. Intorno a questo ruota tutto il concetto della loro musica. L'uomo macchina, che può essere sostituito da veri robot, come poi è realmente avvenuto verso la fine dello spettacolo quando dopo essersi chiuso e riaperto il sipario, al posto dei 4 uomini troviamo i loro sosia robotici, con corpo metallico e viso esageratamente uguale agli originali.

Sfido chiunque a non aver pensato almeno per un secondo che fossero davvero loro.

Hanno suonato le canzoni dell'ultimo cd, Tour de France, da poco prodotto fino ai classici di 30 anni fa. Il risultato è stato un concerto interessante in cui lo stile avanguardistico degli ultimi decenni ha coinvolto un pubblico di ogni tipo, fascia d'età e ceto sociale. Neanche mi immaginavo tanto interesse in Italia per un gruppo che comunque, per quanto famoso al mondo difficilmente credevo potesse destare tanto interesse in un paese come il nostro, dove con difficoltà le forme non commerciali della musica faticano a decollare.

Unica nota negativa, ma che credo rientri nel "previsto", gli uomini macchine freddi ed impassibili sempre al centro del palco non venitemi a chiedere cosa abbiamo fatto tutto questo tempo perchè è difficile dirlo. Dalla mia postazione sono riuscito a malapena a vedere qualche mano mossa dietro i loro impenetrabili synth digitali, e questo è stato l'unico peccato, visto che avrei voluto prendere qualche spunto per i nostri live! ;)

Voto: 7.5
Commento: Molto interessante

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